venerdì 16 febbraio 2018

8 marzo, galleria IPSAR: "Oreste Casalini. Una moltitudine. Opere dal 1998 al 2018"





Istituto Portoghese di Sant'Antonio in Roma
Mostra realizzata sotto l’alto patrocinio di S. E. l’Ambasciatore del Portogallo presso la Santa Sede Dott. ANTÓNIO ALMEIDA LIMA

Oreste Casalini. Una moltitudine. Opere dal 1998 al 2018
a cura di Paola Pallotta

Inaugurazione giovedì 8 marzo 2018, ore 18.00 

La Galleria dell’Istituto Portoghese di Sant'Antonio in Roma è stata inaugurata nel dicembre 2002 dal Ministro della Cultura portoghese, dopo il restauro che ha rinnovato lo spazio anticamente occupato da una farmacia e recuperato contestualmente gli ambienti di epoca romana e medievale del piano inferiore, e da allora ospita regolarmente mostre d’arte visiva.
Giovedì 8 marzo sarà la volta di Oreste Casalini. Una moltitudine. Opere dal 1998 al 2018, una personale dell’artista attivo da molti anni anche come curatore e ideatore di mostre e progetti espositivi.
Esposte insieme per la prima volta, sono in mostra opere realizzate nel corso degli ultimi venti anni, una selezione di lavori eterogenei per tecnica, dimensioni e appartenenza cronologica, ma serratamente uniti dal coerente ‘edificio interiore’ dell’artista. Le serie di lavori, eclettici, multiformi, articolati, definiscono un percorso espositivo complesso che non intende presentarsi come una retrospettiva, ma come la messa in luce di alcuni aspetti della pratica artistica e della poetica di Oreste Casalini.
Spesso impegnato in progetti riguardanti singole opere e installazioni site-specific, la mostra ha in sé il privilegio e il cimento di mostrare invece la costante ma più riservata energia specificamente pittorica, più raramente esposta dell’artista. E sul legame costante che ha tenuto insieme idee e opere, sul tema mai abbandonato della pittura, si concentra questa esposizione. Una visione d’insieme che è una sorta di autoritratto, immagine del sistema di rappresentazione delle relazioni tra arte e vita, oggetto centrale di tutta la sua opera. I diversi cicli di lavori su carta, su tela e su tavola, le sculture, i gessi e le ceramiche, tracciano una linea molteplice ma non spezzata, anzi fortemente modulata sul nucleo robusto della necessità della pratica artistica come esercizio della mente, autenticamente compreso, vissuto, sperimentato. E la riflessione costante ha sempre avuto, come chiave di accesso privilegiata al caos originario della forma, il disegno, metodo propedeutico sperimentato su fogli di quaderno e carte di varie dimensioni, raccolte in luoghi diversi e lavorate in viaggio come in uno studio portatile. Una pratica perseverante, un saggio, una verifica. Il percorso espositivo diventa così l’immagine più definita dell’intera metodologia di lavoro e dello stile compiuto ed equilibrato di Oreste Casalini, consapevole di essere parte del serbatoio iconografico e stilistico della tradizione pittorica italiana, eppure capace di mantenersi al di fuori delle convenzioni e delle mode, in uno stato di eccezione in cui la contraddittorietà e la frammentazione pesano correttamente sulla bellezza e la classicità, le reinventano e le rendono contemporanee.



Nato a Napoli, Oreste Casalini frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma e i corsi di Furio Fasolo alla Facoltà di Architettura, che lo introducono al disegno dal vero e agli aspetti metafisici della tradizione pittorica italiana. Lavora come assistente di Bruno Ceccobelli, apre le prime mostre in Italia e all’estero, entra nello studio di Roma di Fabio Mauri, suo maestro, con il quale stringe un’importante amicizia. Nel 1990 inaugura una personale a Sarajevo con un’opera in cera su tela di grandi dimensioni, poi distrutta durante la guerra. Nel 1992 si trasferisce a New York dove espone in una personale all’Istituto italiano di cultura Casa Zerilli-Marimò. Nel 1997 apre lo studio a Napoli, ma nel 2003 si trasferisce a Roma dove partecipa a mostre collettive e realizza installazioni temporanee o permanenti in spazi privati e pubblici, in collaborazione con studi di architettura. Accanto a cicli di opere su carta e su tela, inizia la sperimentazione sulle relazioni tra tecniche tradizionali e nuove tecnologie digitali da cui nascono le opere E-body (disegni in digitale di grande formato), Chemical Brothers (sculture in gesso e ceramica), Oki-Sud (video-scultura). Del 2005 è la personale In Cantiere alla Galleria A.A.M. di Francesco Moschini. Nel 2007 progetta il restyling della metropolitana di Napoli e vince il concorso LUAS Art Competition per la metropolitana di Dublino. Con un gruppo di artisti realizza una serie di mostre e performance centrate sul rapporto tra contemporaneità e tradizione, culminate nella collettiva Antico e Novissimo del 2008 (Palazzo Mochi-Zamperoli, Cagli). Nel 2010 è artista e curatore alla Biennale di Architettura di Venezia nell’ambito del progetto E-picentro, dedicato alla distruzione de L’Aquila a causa del terremoto. Dallo stesso anno collabora con il gallerista Franz Paludetto e nel 2011 ha la personale Dal Bianco al Nero presso il Castello di Rivara, con un ciclo di opere in lava vulcanica e gesso. Seguono le personali Pure Power (Dubai), Black Hole (Napoli), Flowers of Romance (Norimberga). Nel 2013 realizza un ciclo di sculture incentrate sulla figura dell’angelo, legame concreto tra materiale e spirituale, ispirato alle sculture di Bernini di Ponte Sant’Angelo a Roma. Con queste opere realizza Balanced-In equilibrio, installazione esposta nella sala centrale del Castello di Rivara, in cui immagini, suoni e architettura concorrono all’equilibrio complessivo dell’opera. Nel 2014 partecipa alla fiera Ostrale di Dresda con l’installazione Devotion #5; l’anno seguente espone la scultura Re-Birth nel parco del Castello di Rivara, realizza l’installazione Doppio Senso nell’ambito di Equinozio d’Autunno 2015 e l’opera TerraMadre viene acquisita dalla Fondazione Telethon al Centro Olivetti di Pozzuoli (Napoli). Nel 2016 lavora principalmente a disegni e ceramiche ed espone la serie Fragile al Castello di Rivara e nel 2017 presenta Panopticon alla Kandinskij House a Mosca e tiene la personale Aritmie nello Spazio Menexa a Roma.




INFO
Oreste Casalini. Una moltitudine. Opere dal 1998 al 2018
a cura di Paola Pallotta
Inaugurazione: mercoledì 8 marzo 2018 ore 18.00
Fino al 24 marzo 2018
Orari: dal martedì al sabato dalle 17.00 alle 20.00
testi di Paola Pallotta, Oreste Casalini

 

 



José Tolentino Mendonça «Io, predicatore, vi spiego cosa dirò a papa Francesco»





Mercoledì delle Ceneri. «Io, predicatore, vi spiego cosa dirò a papa Francesco»
José Tolentino Mendonça
mercoledì 14 febbraio 2018

La riflessione del predicatore degli Esercizi spirituali del Papa e della Curia Romana. Il programma della giornata

Oggi, Mercoledì delle Ceneri, per le Chiese di rito romano inizia la Quaresima, tempo di preparazione alla Pasqua che quest’anno sarà domenica 1° aprile. E nella giornata odierna il Papa presiederà una celebrazione nella forma delle “Stazioni” romane. Più precisamente la liturgia stazionale inizierà alle 16.30, nella chiesa di Sant’Anselmo all’Aventino. Seguirà la processione penitenziale verso la Basilica di Santa Sabina dove il Pontefice celebrerà la Messa con il rito di benedizione e di imposizione delle ceneri. Nel suo Messaggio quaresimale, in cui sottolinea il rischio di far raffreddare il cuore e mette in guardia dai falsi profeti, Francesco indica come rimedio «assieme alla medicina, a volte amara, della verità» quello «della preghiera, dell’elemosina e del digiuno». Significativamente il titolo del Messaggio è: “Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti” (Mt 24,12). Come noto, nelle Chiese di rito ambrosiano la Quaresima inizierà invece domenica prossima.
Per vocazione e missione mi sono ritrovato, nei miei venticinque anni di vita sacerdotale, a operare pastoralmente nell’ambito del pensiero e della cultura. Se c’è un luogo in cui la Chiesa assomiglia a un ospedale da campo – per riprendere l’immagine più che opportuna di papa Francesco –, è precisamente questo, dove le domande sono esigenti e continue, le ricerche di senso sono intense, talvolta estreme, nella loro vulnerabilità, e la fame di Dio è, sì, latente, ma anche nascosta sotto un dolore umano non sempre confessato, un grande vuoto, tanta sofferenza, in conflitto e in solitudine nel modo di confrontarsi con la vita o con la fede. Per questo, chi lavora nel settore della cultura non può essere un semplice uomo d’ufficio o gestore di sacrestia. Pur lavorando da tanti anni in un’università, mi vedo in effetti come un prete di strada, poiché la cultura, nella sua fantastica e drammatica vitalità, è questo: è essere in mezzo alla strada, è il disarmante spazio aperto della vita. La cultura è uno straordinario motore di ricerca, nel quale la complessa ansietà del vivere è sempre presente. Un territorio che non è facile, ma è appassionante. E questo campo pastorale mi ha insegnato il valore dell’ascolto.
L’ascolto è già di per sé un modo di prendersi cura, una maniera di occuparsi delle ferite del cuore umano. Un sacerdote non deve essere necessariamente un megafono. Spesso quel che Dio gli chiede è di essere un’umile antenna. Non è tenuto a tirar dritto per Gerusalemme senza guardare né a destra né a sinistra, indifferente al dramma degli altri. Tante volte, quel che Dio gli chiede è di essere il Buon Samaritano di turno. L’amore di Cristo per gli umani è un amore senza riserve, è una misericordia che ci apre alla vastità, facendo leva sui punti di partenza già esistenti, ancorché fragili e insufficienti nel turbinio della vita. La pastorale deve provare a essere un’arte dell’ospitalità. Solo chi è disposto ad ascoltare le domande fino in fondo può dare risposte. Se c’è una cosa che ho imparato lavorando nel campo della cultura, è il significato spirituale della sete. Di questo ringrazio Dio ogni giorno. C’è tanta sete nel cuore umano. Il cuore, potremmo dire, è uno sconfinato serbatoio di sete. Sete d’amore. Sete di verità. Sete di riconoscimento. Sete di ragioni di vivere. Sete di un rifugio. Sete di nuove parole e di forme nuove. Sete di giustizia. Sete di umanità autentica. Sete di infinito. E Gesù s’identificò con gli assetati. Una delle sue ultime parole sulla croce fu: «Ho sete» ( Gv 19,28). La sete diviene così un’ermeneutica necessaria non solo per raggiungere il cuore umano, ma anche per comprendere il mistero di Dio.
Quando il Santo Padre volle parlare con me perché collaborassi agli Esercizi di Quaresima, gli dissi che io sono solo un povero prete, ed è la verità. Lui m’incoraggiò a condividere dalla mia povertà. Mi è allora venuto in mente di proporre un ciclo di meditazioni molto semplici sulla sete, intitolandolo “Elogio della sete”. La sete è un tema biblico, elaborato molte volte dalla tradizione cristiana, ed è al tempo stesso una mappa reale, molto concreta, che ci aiuta a tenerci sintonizzati con la vita di tutti i giorni. Mi interessa soprattutto una spiritualità del quotidiano.
(Traduzione di Pier Maria Mazzola)

mercoledì 14 febbraio 2018

28 febbraio - GIOVANNI COGLIANDRO all'IPSAR




SENTIERI DEL PENSIERO CONTEMPORANEO


Ciclo di Conferenze
Tenute dal Prof. Giovanni Cogliandro

Docente di Filosofia - Università di Roma Tor Vergata e Pontificia Università Gregoriana


I.                  Ideali di perfezione e nuove sfide per l’etica contemporanea

Il dibattito filosofico degli ultimi anni ha sviluppato diversi orientamenti nel contesto della filosofia morale e politica contemporanea in merito alla polarità tra i concetti di perfezione e perfezionismo elaborati nel contesto delle società liberali. Alcuni filosofi contemporanei hanno posto in questione l’idea di perfezione e le diverse declinazioni del perfezionismo nel contesto della filosofia morale e politica contemporanea e la loro realizzabilità nella società liberale contemporanea.
E’ oggi quindi possibile pensare insieme a partire dalla propria sensibilità filosofica le diverse possibilità per una società liberale di elaborare concetti condivisi di perfezione o di vita realizzata, uscire dall’alveo dell’isolamento iperliberale del soggetto, ormai riconosciuto come implicazione normativa di una declinazione del liberalismo politico più radicalmente antiperfezionista, per comprendere tra gli scopi dello stare insieme la possibilità di mostrarsi a vicenda vie di sviluppo della personalità migliori e più fruttuose.
E’ possibile quindi articolare una propria posizione in merito alle recenti istanze provenienti dalle diverse versioni del perfezionismo e del paternalismo liberale, e trarre spunti di riflessione in merito ai recenti sviluppi in tema di esemplarismo morale, disability studies, alle diverse ipotesi e varianti del moral enhancement, repubblicanesimo e dal comunitarismo.




 Giovanni Cogliandro ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia presso l’Università di Perugia nel 2004, il DEA in Filosofia presso l’Università di Ginevra nel 2005, il dottorato di ricerca in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi Roma Tre nel 2010. Ha condotto periodi di studio e ricerca a Londra, Oxford, Monaco di Baviera, New York. Cultore della materia presso l’Università di Roma “Tor Vergata”, dal 2001 è docente di Storia e Filosofia nei licei e attualmente è in posizione di comando presso il Gabinetto del Ministero della Salute. Dal 2009 è collaboratore de «La Civiltà Cattolica» per le recensioni di testi di filosofia moderna e contemporanea, teoria politica, filosofia e teologia, cultura e filosofia ebraica. Ha dedicato vari saggi al pensiero trascendentale e ai possibili sviluppi di una dottrina comprensiva della libertà in prospettiva metafisica, etica e giuridica a partire dallo Standpunkt della dottrina della scienza. Ha dedicato una serie di saggi al rapporto tra filosofia e teologia, come Duns Scoto e J.G. Fichte. Ha pubblicato “Rule of law”. La possibilità del contenuto morale del diritto (Giuffrè, Milano 2012) e La dottrina morale superiore di J.G. Fichte. L’“Etica” 1812 e le ultime esposizioni della dottrina della scienza (Guerini e Associati, Milano 2005).

16 febbraio: Il Portogallo alla Libreria del Viaggiatore, Roma




Un libro sul ciclismo lusitano, una guida turistica sul Portogallo con tante informazioni e curiosità, ma anche un’avventura che i due autori hanno vissuto stando in mezzo alla gente, viaggiando sui treni in seconda classe, sui pullman, utilizzando la bici, facendo l’autostop e andando a piedi solo per inseguire una passione lunga decenni chiamata semplicemente Volta a Portugal.
Più info: http://www.tugaedizioni.com/negozio/saggistica/cera-una-volta-in-portogallo/


venerdì 16 febbraio dalle ore 18:00
Libreria del Viaggiatore
Via del Pellegrino 165, 00186 Roma