venerdì 11 luglio 2008

Blimunda de Azio Corghi

Blimunda

di Azio Corghi (1937-)
libretto proprio e di José Saramago, dal romanzo Memorial do Convento di Saramago
Opera lirica in tre atti
Prima: Milano, Teatro Lirico, 20 maggio 1990

Personaggi: Domenico Scarlatti (rec); Giovanni V, re del Portogallo (rec); Donna Marianna, la regina (rec); Maria Barbara, loro figlia (rec); Fra Antonio de San José (rec); Sebastiana Maria de Jesus (A); Bartolomeu Lourenço de Gusmao (Bar); Baltasar Mateus (T); Blimunda, figlia di Sebastiana (Ms); l’Infante Don Françisco (m); un frate corpulento (m); popolo di Lisbona, operai della fabbrica di Mafra, componenti la processione dell’auto da fé, frati, inquisitori, boia, condannati, pellegrini, coro madrigalistico

Nel Portogallo del XVIII secolo la Storia dei grandi (rappresentata dagli attori) e la storia della gente comune (i cantanti) si incontrano in eventi straordinari. Il re Giovanni V ha ordinato la costruzione del convento di Mafra, ex voto per la nascita dell’erede; negli stessi giorni una nuova coppia viene a formarsi tra un soldato monco, Baltasar, e Blimunda, figlia di una donna condannata per stregoneria, e lei stessa in possesso di poteri straordinari. I due amanti incontrano padre Bartolomeu Lourenço, frate in odore di eresia, che li coinvolge nella costruzione di una macchina per volare: Blimunda dovrà rubare la «volontà» di molti uomini, poiché è proprio questa misteriosa sostanza a far lievitare la macchina. Padre Lourenço deve però riparare in Spagna, ricercato dal Sant’Uffizio, mentre la macchina resta affidata a Baltasar; questi, un giorno, la fa inavvertitamente decollare, scomparendo con lei nel cielo. Blimunda lo cercherà per nove anni, durante i quali padre Lourenço è morto pazzo (come ci narra Domenico Scarlatti, maestro di clavicembalo a corte divenuto amico dei protagonisti). Sfuggita a un tentativo di stupro, la donna finalmente lo ritrova, avvolto dalle fiamme di un autodafé : appena in tempo per poter attirare a sé la volontà del suo uomo.
Seconda opera di Corghi, Blimunda , incentrata sulla figura della protagonista, sintesi affascinante di umanità piena e di mistero, rappresenta un’operazione artistica dalla forte carica ideale, una sorta di manifesto contro la paura e il pregiudizio. La vicenda viene inscenata attraverso tre piani e spazi distinti (la Storia dei potenti, la storia quotidiana e un registro onirico che le collega), secondo fasce parallele (acustica, reale e immaginaria) che si avvicendano senza sosta nel fluire continuo di forme musicali ‘aperte’; tra queste trovano posto alcune costanti della scrittura di Corghi, come il gusto per la coralità (e per il canto popolare), la passione madrigalistica (rappresentata da un ottetto vocale), le nuove tecnologie elettroniche, l’evocazione del clavicembalo scarlattiano, la dolcezza lirica del duetto tra gli amanti.

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Azio Corghi
Compositore, musicolo e didatta. Azio Corghi è nato a Ciriè (Torino) nel 1937. Ha studiato pianoforte al Conservatorio di Torino e composizione al Conservatorio di Milano presso la fertile scuola di Bruno Bettinelli, diplomandosi in composizione, pianoforte, musica corale, direzione di coro, direzione d’orchestra e composizione polifonica vocale. Il catalogo delle sue opere, rappresentate ed eseguite nei più prestigiosi teatri e sale da concerto internazionali, comprende lavori destinati al teatro musicale, al balletto e a varie formazioni di complessi vocali e strumentali, acustici ed elettronici. Sostenuta anche la sua attività didattica, che ha svolto in varie città italiane (in particolare al Conservatorio di Milano, all’Accademia di Santa Cecilia a Roma – di cui è Accademico effettivo – e alla Chigiana di Siena), europee a nordamericane. Come musicologo, ha curato l’edizione critica de L’italiana in Algeri di Rossini e di diverse composizioni vocali di Vivaldi. Numerosi i premi e i riconoscimenti collezionati da Azio Corghi nella sua variegata attività di compositore, didatta e musicologo.
Variegate sono infine anche le linee che attraversano il suo catalogo compositivo. Da un lato, Azio Corghi è musicista estraneo ai dogmi linguistici dell’Avanguardia più radicale, dall’altro è sempre stato molto impegnato sul fronte politico e sociale, ricercando un linguaggio capace di vasta comunicazione ma senza ripercorre vie “facili”. Da un lato è musicista che ama fare i conti con il passato – una vasta eco hanno suscitato le sue parodie di opere di Rossini, Händel, Mozart e altri compositori –, dall’altro è molto attento alla cultura contemporanea, come dimostra il lungo sodalizio con lo scrittore portoghese José Saramago, di cui condivide l’estetica umanistica.
Se è vero che il catalogo corghiano comprende opere dei più svariati generi, è altresì vero che è nel teatro musicale che il musicista ha raggiunto i traguardi più duraturi. E un posto di particolare rilievo occupano le opere Gargantua (1984), Blimunda (1989), Divara (1993), Tatjana (1999) e Senja (2002). Tra i lavori più recenti si ricorda la parodia mozartiana Il dissoluto assolto (2006), che è stata “battezzata” a Lisbona e sarà rappresentata nel prossimo autunno alla Scala.

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